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Dalla moneta alla comunità: come costruire una piccola economia circolare con Dash

@markpostura

Dalla moneta alla comunità: come costruire una piccola economia circolare con Dash

Nei capitoli precedenti siamo partiti da una domanda:

quando un sistema non funziona più come vorremmo, dobbiamo necessariamente combatterlo oppure possiamo iniziare a costruire qualcosa di nuovo accanto a ciò che già esiste?

Le criptovalute decentralizzate aprono una possibilità che fino a pochi anni fa era difficilmente immaginabile: persone che possono possedere e trasferire valore attraverso una rete che non dipende da una banca centrale.

Ma avere una tecnologia non significa ancora avere costruito un'economia.

Se vogliamo capire se Dash possa diventare qualcosa di più di un asset finanziario, dobbiamo affrontare almeno due grandi problemi.

1. Il problema del valore

Il primo è evidente:

DASH sale e scende rispetto all'euro.

Se guadagno in euro, penso in euro e devo pagare quasi tutto in euro, continuerò inevitabilmente a valutare DASH attraverso il suo cambio.

1 DASH oggi vale X euro.

Domani potrebbe valerne molti di più o molti di meno.

È uno dei motivi per cui molte criptovalute, nate anche come strumenti di pagamento, finiscono per essere utilizzate principalmente come asset finanziari.

Compriamo crypto.

Aspettiamo che aumentino di valore.

Le vendiamo.

Torniamo in euro.

Il risultato paradossale è:

EUR → DASH → EUR

La criptovaluta non ha creato una nuova economia.

È diventata un altro strumento finanziario all'interno dell'economia precedente.

Ma esiste una possibilità diversa.

2. Il problema più importante: la circolarità

Immaginiamo che io venga pagato 1 DASH per un servizio.

Se per comprare da mangiare devo vendere immediatamente quel DASH per ottenere euro, il circuito termina.

Ma immaginiamo una situazione differente.

Ricevo DASH per il mio lavoro.

Con una parte pago un produttore locale.

Il produttore utilizza quei DASH per pagare un artigiano.

L'artigiano li utilizza per partecipare a un evento.

Chi organizza l'evento paga un professionista della salute.

Il professionista li utilizza per acquistare altri servizi all'interno della comunità.

A quel punto accade qualcosa di molto interessante:

DASH inizia a circolare.

Non dobbiamo più chiederci continuamente:

Quanto vale questo DASH in euro?

Cominciamo invece a chiederci:

Che cosa posso ottenere all'interno della rete con questo DASH?

È il passaggio dalla criptovaluta come asset alla criptovaluta come mezzo di scambio.

3. Una cellula economica in un Comune

Per sperimentare questo modello non servono milioni di persone.

Potremmo iniziare da una piccola cellula locale.

Un Comune.

Un paese.

Un quartiere.

O semplicemente alcune decine di persone che decidono volontariamente di provare a scambiarsi una parte dei propri beni e servizi attraverso Dash.

La prima domanda non sarebbe:

«Chi accetta Dash?»

Ma:

«Di cosa abbiamo bisogno ogni settimana per vivere?»

Potremmo costruire una vera e propria lista dei bisogni essenziali della comunità.

Alimentazione.

Casa.

Mobilità.

Salute.

Movimento.

Educazione.

Tecnologia.

Manutenzione.

Artigianato.

Cultura.

Eventi.

Socialità.

A quel punto possiamo porci una seconda domanda:

quante di queste necessità possiamo già soddisfare attraverso le persone che conosciamo?

Ed emerge immediatamente un'altra idea.

4. Non possiamo essere soltanto consumatori

Un'economia circolare non funziona se tutti vogliono soltanto spendere.

Qualcuno deve produrre.

Ma produrre non significa necessariamente possedere una fabbrica.

Possiamo produrre materia:

cibo, oggetti, abitazioni, riparazioni, prodotti artigianali.

Possiamo produrre servizi:

salute, movimento, trasporto, assistenza, organizzazione.

Possiamo produrre valore emotivo e sociale:

eventi, incontri, arte, comunità, esperienze.

Possiamo produrre valore mentale:

educazione, conoscenza, progettazione, consulenza.

E possiamo produrre tecnologia:

software, piattaforme, intelligenza artificiale, strumenti digitali e nuovi sistemi organizzativi.

Forse una delle trasformazioni culturali necessarie è proprio questa:

passare dall'essere prevalentemente consumatori al tornare a essere produttori di qualcosa che abbia valore per qualcun altro.

5. Flowpulse come mappa dei bisogni e delle risorse

Qui la tecnologia potrebbe avere un ruolo molto diverso da quello delle normali piattaforme finanziarie.

Flowpulse potrebbe non limitarsi a mostrare:

quanto denaro possiedi?

Potrebbe aiutare una comunità a comprendere:

Di cosa abbiamo bisogno?

Che cosa sappiamo produrre?

Chi può aiutare chi?

Quali risorse abbiamo già?

Quali servizi mancano?

Quanto valore riusciamo già a scambiare internamente?

Potremmo così avere una vera e propria mappa della comunità.

Da una parte:

BISOGNI

Dall'altra:

RISORSE

e nel mezzo:

SCAMBI.

La misura più interessante non sarebbe allora il prezzo di DASH.

Potrebbe diventare:

quale percentuale dei nostri bisogni riusciamo a soddisfare senza uscire dalla rete?

10%?

30%?

50%?

80%?

Questa potrebbe essere una misura molto più concreta dell'autonomia economica di una comunità.

6. Quando il circuito non si chiude

Naturalmente all'inizio sarà impossibile soddisfare tutto internamente.

Ed è qui che bisogna evitare di trasformare l'esperimento in un'ideologia.

Se nella rete trovo il pane, pago il pane in DASH.

Se trovo il fisioterapista, posso pagare il fisioterapista in DASH.

Se trovo il programmatore, posso pagare il programmatore in DASH.

Ma se devo acquistare qualcosa da qualcuno che vuole soltanto euro, utilizzerò gli euro.

Il sistema nuovo non deve impedirmi di utilizzare quello precedente.

Deve progressivamente ridurre le situazioni nelle quali sono obbligato a farlo.

Potremmo quindi osservare nel tempo un indicatore semplicissimo:

100 € entrano → quanti € devono uscire nuovamente dalla comunità?

Più beni e servizi riusciamo a produrre internamente, più valore può continuare a circolare nella rete.

7. Il problema della legalità

Qui bisogna essere molto chiari.

Costruire un'economia decentralizzata non significa costruire un'economia nascosta.

Se un'attività genera obblighi fiscali, contrattuali o amministrativi, questi continuano a esistere secondo la legislazione applicabile.

L'obiettivo dell'esperimento non dovrebbe essere:

«Come facciamo a non pagare ciò che dobbiamo?»

ma:

«Quanto possiamo decentralizzare legalmente i nostri rapporti economici?»

È una domanda molto più interessante.

Perché permette di sperimentare un modello differente senza trasformare inevitabilmente il rapporto con lo Stato in uno scontro.

8. Dash possiede però qualcosa di particolare: la governance

Qui Dash diventa particolarmente interessante.

La rete non possiede soltanto una moneta.

Possiede anche una forma di governance decentralizzata.

I masternode partecipano alle decisioni attraverso il voto sulle proposal della rete.

Il collaterale di un Masternode è di 1.000 DASH e quello di un EvoNode di 4.000 DASH; gli EvoNode hanno inoltre un ruolo nell'infrastruttura di Dash Platform.

Questo introduce un concetto molto importante:

chi contribuisce all'infrastruttura può partecipare anche alla sua governance.

9. Dalla cellula locale alla DAO

Immaginiamo allora che la piccola cellula funzioni.

Un Comune.

50 persone.

Poi 100.

Produttori.

Artigiani.

Professionisti.

Commercianti.

Insegnanti.

Programmatori.

Luoghi.

Eventi.

Una parte crescente degli scambi rimane all'interno della rete.

A quel punto l'esperimento non sarebbe più soltanto:

«Proviamo a pagare qualcosa in DASH.»

Diventerebbe:

«Vediamo se una piccola comunità può utilizzare una rete monetaria decentralizzata per sostenere una parte della propria economia reale.»

Se produce risultati misurabili, il modello potrebbe essere documentato.

E ciò che funziona potrebbe diventare una proposal alla DAO di Dash.

Non soltanto chiedendo finanziamenti.

Ma portando alla governance della rete un esperimento reale:

questa comunità ha utilizzato Dash così.

Questi erano i problemi.

Queste sono state le soluzioni.

Questa percentuale degli scambi è rimasta nel circuito.

Questo è ciò che servirebbe per replicarlo in altri Comuni.

La governance diventerebbe così un ponte tra esperimento locale e rete globale.

10. Masternode ed EvoNode assumono allora un significato diverso

A quel punto possedere un Masternode non significherebbe soltanto ottenere delle reward.

Significherebbe possedere anche una piccola parte del potere decisionale della rete.

E un EvoNode non sarebbe soltanto un investimento maggiore.

Potrebbe diventare parte dell'infrastruttura tecnologica sulla quale costruire servizi decentralizzati attraverso Dash Platform.

Il percorso diventerebbe:

persone → cellula locale → economia circolare → infrastruttura → governance → proposal → replicazione.

Questa è una prospettiva molto più interessante della semplice speculazione sul prezzo.

11. Partire da una domanda estremamente concreta

Forse quindi non dobbiamo iniziare progettando una nuova economia mondiale.

Possiamo iniziare con un foglio.

Scrivere:

Di cosa abbiamo bisogno per vivere?

E accanto:

Chi conosciamo che può produrlo?

Poi aggiungere una terza colonna:

Cosa possiamo produrre noi per gli altri?

Ed eventualmente una quarta:

Possiamo scambiarlo direttamente?

Da lì potrebbe nascere una prima rete.

Non una società parallela.

Non una guerra contro quella esistente.

Un laboratorio.

Una piccola cellula economica nella quale provare qualcosa di diverso.

E se manca qualcosa, abbiamo appena scoperto una nuova opportunità imprenditoriale.

Perché ogni bisogno della comunità che nessuno riesce ancora a soddisfare rappresenta qualcosa che qualcuno potrebbe iniziare a produrre.

La domanda cambia ancora una volta

All'inizio ci chiedevamo:

«Come possiamo cambiare il sistema?»

Forse è una domanda troppo grande.

Potremmo iniziare da qualcosa di molto più semplice:

«Qual è la più piccola comunità nella quale possiamo dimostrare che un sistema differente funziona?»

Un paese.

Una cellula.

Una rete di persone.

Una lista di bisogni.

Una lista di produttori.

Una moneta che può circolare direttamente tra loro.

Una governance attraverso cui ciò che funziona può essere sostenuto e replicato.

E una porta sempre aperta verso l'economia tradizionale per tutto ciò che ancora non siamo in grado di produrre internamente.

Non serve costruire tutto subito.

Bisogna riuscire a far compiere al valore il primo giro completo.

Quando chi riceve DASH non avrà più come primo pensiero quello di convertirli in euro, ma inizierà a chiedersi:

«Da chi posso spenderli?»

avremo iniziato a costruire qualcosa di realmente diverso.